Intervista a Jennifer e Rebecca dei MOMIX

Rebecca e Jennifer sono due ballerine dei Momix, compagnia teatrale di ballerini-acrobati,  capeggiata dal grande artista Moses Pendleton. http://www.mosespendleton.com/ (https://ilmondoinunaciliegia.wordpress.com/2013/12/09/la-magia-dei-momix-parte-1/)
Ci incontriamo con a disposizione “ten minutes” al bar del Teatro Alfieri di Torino e il loro sorriso disarmante, unito a un’inaspettata semplicità, mi accoglie all’inizio del nostro breve incontro.
Tra un misto di italiano, inglese e gesti d’intesa, ecco la sintesi di questi preziosi minuti con Jennifer e Rebecca, alla scoperta del loro mondo e della loro vita dietro le quinte!

COME VI CHIAMATE E DI DOVE SIETE?
J: Mi chiamo Jennifer Chicheportiche e sono francese (31 anni).
R: Rebecca Rasmussen (dagli Stati Uniti, 30 anni).

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Jennifer Chicheportiche e Rebecca Rasmussen ( ballerine della compagnia MOMIX )

QUANDO E IN CHE OCCASIONE AVETE INIZIATO A LAVORARE CON I MOMIX?
J: E’ stato poco più di 7 anni fa, stavo a New York e ho fatto un’audizione con loro. Quando avevo 19 anni ballavo già al Torino Ballet. Con i ballerini della compagnia di Torino, siamo andati a vedere Opus Cactus dei Momix e mi ricordo che ho pensato “Uuuu che fighi”! Li vedevo più come acrobati che ballerini, una cosa che a quell’epoca non mi sarei mai vista fare. Però, poi, quando sono arrivata a New York ho incontrato dei ballerini dei Momix per caso in un ristorante, mi ricordavo di loro e di quando li avevo visti a Torino. Sono andata lì e gli ho detto che ero anch’io una ballerina. Mi hanno riferito che c’era un’audizione e che avrei dovuto farla perché ero “non so…piccola, soda, muscolosa…” ed ero proprio il tipo di ballerina che ci voleva per la compagnia! E così sono andata a fare l’audizione a New York e mi hanno presa!
R: Ho fatto l’audizione per loro nel 2006 dopo che mi sono laureata. Sono diventata parte della compagnia lo stesso anno e lavoro con loro da quel momento.

QUAL E’ SECONDO VOI LA DIFFERENZA PRINCIPALE TRA I MOMIX E LE ALTRE COMPAGNIE DI DANZA?
J: Momix è una compagnia molto famosa nel mondo della danza moderna e contemporanea.
Facciamo tanti più spettacoli delle altre compagnie e andiamo in tournée molto più lunghe. Calcola circa 200 spettacoli all’anno mentre un’altra compagnia, ad esempio, fa tipo solo una stagione con 40 spettacoli l’anno. Quindi questa è sicuramente una differenza.
Un’altra è che noi lavoriamo con degli oggetti, cosa che può far pensare un po’ ad esempio al Cirque du Soleil. Siamo abili a ballare con i “props” e per poter essere capaci di farlo dobbiamo allenarci molto prima di poter andare sul palco.
R: Molto del valore della compagnia è nel nostro direttore, Moses Pendleton, nel suo immaginario, nella sua creatività che permette di fare qualcosa di davvero differente. Diversamente da altre compagnie noi usiamo molti oggetti scenici. E l’importanza degli oggetti, delle luci e dei costumi è più o meno uguale, il che ci rende molto diversi da altre compagnie, per le quali tutto è centrato sul ballerino e sul ballo. Per questa compagnia invece l’importanza è nell’intero spettacolo, ogni dettaglio ha un grande valore. Già solo danzare con gli oggetti ci rende diversi da compagnie più ordinarie. Di solito si tratta di due ballerini, o di un grande corpo di ballo e due principali, ma c’è sempre un’uguaglianza sul palco, nel dividere il palco. In ogni caso penso che molto sia merito del nostro direttore, di Moses.
J: (aggiunge) Sì la sua visione, la visione generale di quello che vuole, lui sa già esattamente nella sua testa come sarà lo spettacolo.

QUAL E’ IL SEGRETO DEL SUCCESSO DEI MOMIX? Quello che mi avete appena detto?
J: E’ proprio questo, l’unicità degli spettacoli in tutto il loro insieme di costumi, musica, luci, la capacità di creare sempre qualcosa di nuovo e sorprendente per il pubblico.
R: Sì, è creativo e mette in scena le cose sempre in modo molto differente. Anche se puoi aver visto cose simili fatte da altre compagnie, quando le mette in scena Moses è diverso. Fa sentire il pubblico come se fosse in un mondo magico e gli fa dire “wow”!

I vostri spettacoli mi hanno trasmesso delle emozioni forti (ho pure versato qualche lacrimuccia…shhhh) e ho sentito una forte empatia con voi e la vostra danza. COSA PROVATE MENTRE BALLATE, C’E’ TRA DI VOI LA STESSA EMPATIA – ARMONIA CHE ARRIVA AL PUBBLICO?
J: Se non siamo insieme non funziona, ci si fa anche male perché gli oggetti sono molto grandi e se non lavori insieme con il gruppo il pezzo non riesce e se sei da sola sei comunque in osmosi con l’oggetto di scena.
Siamo una squadra e facciamo le cose insieme.
R: Molti di noi sono stati insieme per così tanto tempo, creando, che alla fine si vede, si vede che l’abbiamo creato noi.
Ma perché, anche voi create le coreografie? (aggiungo)
Sì,  anche noi inventiamo i movimenti e per questo ci resta un senso di proprietà per la nostra creazione, un orgoglio. E ci nutriamo di questa energia. Quando crei qualcosa, sai, rimarrai sempre connesso attraverso quella cosa alle persone con le quali l’hai creata.

COSA PORTATE DALLA VOSTRA VITA LAVORATIVA NELLA VOSTRA QUOTIDIANITA’?
Entrambe si guardano e scoppiano a ridere dicendo “Anything at all” !
J: Non voglio portare niente, perchè consuma così già tanto tempo e tanta energia che quando sei a casa proprio non ci pensi al lavoro! Però non per tutti è così…
R: Penso che, da artisti, siamo sempre artisti, anche a casa. Però, sai, quando facciamo uno spettacolo, lasciamo la nostra vita personale fuori e quando torniamo nel nostro quotidiano, lasciamo la vita professionale e lo spettacolo fuori. Ma è molto personale, io la penso così. Credo che non si possano avere entrambe le cose ovunque e sempre.

Avete un lavoro che milioni di persone vi invidiano, COSA DIRESTE A CHI VUOLE INTRAPRENDERE UN PERCORSO PROFESSIONALE NEL CAMPO DELLA DANZA E DELLE ARTI PERFORMATIVE?
Per spiegarmi meglio accenno loro al fatto della crisi e alla crescente mancanza di speranza nel futuro, soprattutto da parte della gente giovane (aiutoooooooo), e chiedo loro di lasciarci un consiglio, una parola magica, una traccia di positività.
J: Ok…io ballavo a Torino e sognavo sempre di andare a New York… per riuscire a fare quello che ho fatto ci è voluta tanta determinazione e costanza nell’insistere sui miei obiettivi e questo, non solo nella danza, ma proprio per tutto nella vita, se vuoi qualcosa. Siamo fortunati perché attualmente è possibile fare tutto quello che vogliamo, questo è il mondo di adesso se vuoi fare qualcosa ci puoi riuscire nessuno ti impedisce di andare a New York o di fare un’audizione per qualcuno o di continuare ad allenarti fino a quando quel coreografo o qulla compagnia ti assumerà a lavorare con loro. Continui a lavorare…non c’è neanche il tempo per disperarsi. Non c’è tempo per questo. Keep going!
R: Per me… Io consiglierei, alle persone che vogliono lavorare nel settore, di andare a vedere tutto quello che c’è da vedere. Cercare di capire cos’è che vuoi veramente. A volte vedi una cosa che ti piace ma potrebbe non essere la cosa che vuoi veramente e potresti trovare qualcosa che è più adatto a te. E anche consiglierei di continuare a lavorare e credere in se stessi. Sì, keep going!

Il tempo è quasi scaduto e ne approfitto per un’ultima domanda volante:
COME VEDETE IL VOSTRO FUTURO? Ancora nei Momix o altrove?
J: E’ un po’ impossibile perchè quando sei più grande non ce la fai a ballare come facciamo noi quindi no…i Momix sono un passaggio nella vita che tieni per sempre… Non lo so, io mi vedo in una vita più normale sicuramente con una famiglia e dei bambini e non in una valigia ma in una casa!
R: Per me… è difficile perché non ho piani, vivo alla giornata, che non è la cosa migliore da fare, ma… Direi comunque che voglio rimanere nel mondo della danza, viaggiare… Forse avere una famiglia, forse (puntualizza), e vivere vicino al mare…

Famiglia, bambini, mare…i desideri e il futuro di queste due straordinarie artiste sembrano così terreni così come il loro modo di fare,two oneconcreto e alla mano.
Le ringrazio, una foto al volo (una seria e due in cui chiedo di fare una posa divertente, v. foto a dx e sx), lo scambio di contatti e un saluto caloroso.
Esco dal teatro e mi avvio verso la stazione con la sensazione  di aver imparato qualcosa. Un po’ di speranza nuova e di coraggio, quell’emozione in parte già nota, confermata dalla loro esperienza di vita, che tutto sia possibile e che la semplicità e la determinazione ne siano strumenti vincenti!

Grazie Jennifer e Rebecca per il tempo prezioso che mi avete dedicato, vi auguro il futuro che sognate!

Thanks Caterina per il “supporto tecnico” (tvb!).

E un grande grazie a Roberta per avermi dato la possibilità di realizzare questa intervista!

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