STORIE DI SPERANZA, TRA LE SBARRE

ESEMPI DI UMANITA’ E AMORE NELLE REALTA’ DEI DETENUTI

Ci sono mondi bellissimi e mondi orribili. Pianeti sognanti e case a forma di nuvole, terre che sembrano inferni e luoghi terribili raccontati in film e libri grandiosi.
In mezzo a tutto questo c’è la realtà, dove bene male bello e brutto si sfumano, dove gli esseri umani non sono buoni o cattivi, ma un po’ buoni e un po’ cattivi.
E per quelli il cui destino è segnato da un pesante passato e spesso ancor più pesante futuro, la speranza di vivere in un mondo normale sembra perdersi.

Il mondo delle carceri e dei detenuti è un universo a parte, che purtroppo e per fortuna non conosco ma verso cui ho sempre provato interesse. Da avvincenti e un po’ fantascientifiche ricostruzioni della serie Prison Break a film come Fuga da Alcatraz, a libri che parlano di loro o scritti con le loro mani.
Quello che c’è dentro intuisco sia ben lontano dalle sue ricostruzioni ma ho sempre ammirato il tentativo umano di parlarne, di raccontarne stralci, di pensarne potenziali alternative.
E proprio da uno splendido gesto di interesse umano verso questo mondo sono rimasta davvero colpita.

Siamo in Svizzera, nella città di Lugano. file0001298709538
A 50 metri  dal carcere c’è uno chalet, di nome Silva. Senza guardie nè videocamere nè microfoni, i detenuti ogni due mesi possono portarci la fidanzata, la moglie o tutta la famiglia. C’è una stanza da letto, una bagno e una cucina dove poter pranzare con i propri figli e /o il proprio partner. Il codice penale svizzero dice che le condizioni all’interno del penitenziario devono avvicinarsi il più possibile a quelle reali e devono essere agevolati i contatti del detenuto con le persone a lui vicino. Sicuramente non sarà sempre e ovunque così e ci sono regole da rispettare. Ma anche se Silva è una rarità penso sia un esempio di speranza e di umanità per restituire uno spiraglio di amore anche a chi purtroppo vive lontano dai suoi affetti più cari.  http://www.ristretti.it/areestudio/estero/svizzera/ticino1.htm

In Italia, che io sappia, non c’è ancora niente di simile ma c’è comunque altro sull’argomento di DV IMAGEcui vale la pena di parlare. Un esempio.
Qualche giorno fa nelle carceri di Novara è stata inaugurata una struttura, volta a favorire la socializzazione e la riabilitazione dei detenuti. Corsi professionali, convegni e lezioni di teatro, a pochi metri di distanza da un’area verde adibita ai colloqui tra coloro che vivono in carcere e i loro figli, danno un valore aggiunto alla struttura, una minuscola ma esistente boccata d’aria alla grigia realtà dei detenuti.
http://www.lastampa.it/2013/06/03/blogs/la-foto-del-giorno/carcere-piu-spazio-per-la-riabilitazione-uFuyVoM3fHlSiSFdv6wm1N/pagina.html

Se siete interessati all’argomento, ho letto tempo fa un meraviglioso libro scritto dai file5421250747188carcerati e commentato da grandi e famosi scrittori. Le storie ovviamente sono vere, narrate con semplicità e concretezza, ognuno con una storia che vale la pena di leggere. Si chiama “SIAMO NOI, SIAMO IN TANTI. Racconti dal carcere” http://www.raccontidalcarcere.it/
Vi riporto un piccolo pezzo di uno di questi racconti: “La pena di morte dell’ergastolo” di Pasquale de Feo:

Il muro della vita può andare in frantumi con lo spostamento di un solo mattone… Sono stato molte volte sul punto di lasciarmi andare, di addormentarmi e non svegliarmi più per ritrovare la pace. Non avevo mai creduto, leggendolo, che può bastare una piccola frase per darti una spinta che ti fa superare qualunque ostacolo. Un giorno, un amico mi diede da leggere un libro di Friedrich Nietzsche Così parlò Zaratustra. Mentre lo leggevo svogliatamente, lessi queste parole: “I morti hanno sempre torto”, e più avanti “Il dolore che non ti uccide ti rende forte”. Scattò in me qualcosa che innescò una reazione profonda. Iniziai a fare ginnastica e a leggere. La mente sembrava una locomotiva che andava a tutto vapore e iniziai a rivedere il mondo a colori“.

Mentre fuori è rispuntato il sole mi rendo conto della fortuna di vivere in libertà.
E ammiro chi, nonostante tutto, ha avuto la forza e il coraggio di raccontare la sua storia e guardare “il mondo a colori”.

Buona settimana a tutti,
con affetto,

Anna

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