DONNE CORAGGIOSE

DEBORAH, AMINA E UNA DONNA SENZA NOME, TRA GUERRA, PROTESTE E AMORE.

E’ sabato, fuori piove e mentre tento di capire come smaterializzare due lavatrici da stendere in 20 mq con fuori mollettela pioggia, mi fermo a pensare alle donne tuttofare. Parlo di quei supereroi al femminile in grado di conciliare famiglia, lavoro, casa e vita sociale. Mi sono sempre chiesta come facciano, ammirando il loro coraggio e/o le loro virtù dettate dalla necessità e dalla forza di volontà. Spingendo una carrozzina con la mano, infilando dei pomodori nel cestino della spesa, rispondendo al telefono per una chiamata di lavoro mentre pensano alle lavatrici, al regalo per il marito/compagno, alla ceretta rimandata, alla gita della figlia. Grandi donne!

Ovviamente ci sono anche grandi uomini ma in questo articolo oggi voglio raccontarvi  in particolare di loro, quegli esseri femminili dotati di immensa forza, voglia di vivere e di difendere i propri diritti. Ci sono vari tipi di coraggio in cui il valore non è confrontabile ma semmai proporzionale a ciò che l’intorno esige per sopravvivere con dignità. Parlo in questo caso di donne di altri paesi, lontani da noi, dove fare cose che noi qui chiamiamo normali spesso non è possibile. E su alcune di loro vi lascio qui sotto 3 piccoli riferimenti.

1) E’ uscito un FILM in questi giorni al cinema. Si chiama “COME PIETRA PAZIENTE”di Atiq Rahimi.donna con uomo
Il titolo non mi sembrava molto accattivante ma, nel dubbio, ho deciso di affidare la scelta a una mia amica. E ho fatto bene (Brava Cate!).
Toccante, vivo, splendidamente equilibrato, il film racconta di una giovane donna che vive in Afghanistan tra le macerie con il marito in coma. Fa di tutto per stargli accanto nonostante la guerra, sopporta abusi, pericoli, povertà pur di non far mancare al “suo” uomo il nutrimento tramite flebo che gli garantisce la sopravvivenza. A lui che non può risponderle nè parlare, lei finalmente può raccontare segreti, tradimenti, sofferenze. Nel farlo, per la prima volta dopo dieci anni di matrimonio, sente di potersi esprimere. Si scopre piano piano la vita di questa donna, nascosta e privata dei suoi diritti di essere umano, che non smette però mai di lottare per riconquistare la dignità perduta.
Ps: La pietra paziente è un sasso a cui si possono raccontare tutti i propri pensieri e turbamenti. Una volta assorbiti e distruggendo la pietra ci si può liberare di essi e vivere per sempre senza il loro peso. Cos’ha a che fare con il film? Questo però non ve lo posso dire … andate a vederlo(-: !

2) La settimana scorsa, al LE IENE, hanno fatto un SERVIZIO SU AMINA TYLER una di quelle ragazze, le Femen, che fecero e continuano a fare tanto scalpore per le loro proteste a seno nudo. Vedendo alcuni servizi al tg, come prima impressione, mi erano sembrate un po’ delle esaltate. Approfondendo l’argomento, però, mi sono resa conto che la loro protesta non è campata in aria ma ha un significato importante e ben preciso. Sicuramente ognuno può dire la sua riguardo le modalità di manifestazione, trovandole più o meno consone al proprio sentire, ma il contenuto, il messaggio delle loro azioni è profondo, motivato, forte. Amina è tunisina e ha 19 anni ma parla come se ne avesse molti di più. Racconta la sua storia, racconta come nel suo paese la donna viene trattata, racconta il suo desiderio di studiare per dare una mano alle donne a riconquistare i loro diritti. Il seno nudo è oltre che uno strumento un messaggio, una scelta estrema in una condizione estrema. Dice che gli uomini musulmani hanno paura di vedere in pubblico la nudità e questo tipo di protesta vuole essere il più possibile incisiva. Ecco il link dell’ intervista su Amina, a Le Iene. http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390098/trincia-la-protesta-di-amina.html

3) Tempo fa in aeroporto, per scacciare l’attesa, mi comprai un LIBRO: “LA PARRUCCHIERA DI KABUL” ( Titolo originaleocchio “Kabul Beauty School. An American Woman Goes Behind the Veil” ). E’ la storia vera di una parrucchiera americana che va a vivere a Kabul, come volontaria in una organizzazione no-profit e decide di aprire una scuola per estetiste. La sua è un’ impresa eroica e coraggiosa che si scontra con una mentalità del tutto lontana dalla sua. Nel libro si racconta di un mondo a noi in gran parte sconosciuto, dalle feste allucinanti di sole donne, alle abitudini igieniche, ai tipi di make-up, alle modalità di depilazione, alle preparazioni estetiche delle spose. Il tutto costellato di storie, al limite tra l’assurdo e l’incredibile, di donne vere. Si è vera la storia della prima scuola per estetiste in tutto l’Afghanistan, raccontata dalla protagonista statunitense Deborah Rodriguez, una storia che vale davvero la pena di leggere.

Lascio a voi e ai vostri pensieri altre considerazioni sugli argomenti sopra citati.

PS: Mentre scrivo è uscito il sole, certo ora i vestiti si asciugheranno più in fretta…
Devo ricordarmi della spesa, di pagare la bolletta, di accendere lo scaldabagno, le scarpe dal calzolaio, il dentista, l’estetista, la tinta…
Ah che fatica essere donna (-:!
Mi sa che però anche essere uomo non dev’essere una passeggiata, beh questo non lo so, ditemelo voi!
Buon weekend a tutti, con affetto, Anna

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